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martedì 9 marzo 2010


ESTRATTO II
- Alexis -
L'uomo si tirò su a sedere senza far caso alla donna che dormiva al suo fianco. Si alzò, e, con passo leggero, si diresse verso l'unica grande finestra della stanza, scostò appena uno dei pesanti drappeggi di velluto verde, e lasciò che l'aria gelata della notte gli accarezzasse la pelle nuda. I raggi argentati della luna, alta e vaporosa nel cielo nero, si fondevano col biondo pallido della sua lunga chioma conferendo alla figura austera e fiera del Mangiamorte, un alone etereo e impalpabile. I suoi pensieri volavano lontani, abbracciati a ricordi di morte mai sopiti mentre il suo sguardo triste si perdeva oltre l'orizzonte ignoto e irragiungibile davanti a sé. Nella mano, che a tratti si portava al petto e al viso, stringeva un nastro di raso bianco nella cui estremità destra era ricamata, con grafia sottile e graziosa, un'iniziale che non era la sua.
“Alexis...” chiamò la ragazza che fino a poco prima aveva giaciuto nel letto insieme a lui “Vieni a dormire... prenderai freddo...”
“Vattene” fu invece la sua risposta, secca e sgarbata.
La donna si alzò di scatto, si coprì in modo improvvisato con un lenzuolo e raggiunse il suo compagno che, al contrario, era rimasto immobile e continuava imperterrito a voltarle le spalle.
“Me ne devo andare?” domandò sbigottita e atterrita la giovane “Non capisco...”
“Ho detto vattene.” ripetè l'altro senza muovere un sol muscolo, la voce ferma e decisa “Prendi i tuoi stracci, esci da questa stanza e vattene.”
“Ma...” la ragazza non sapeva come ribattere e non si capacitava dell'improvviso e quanto mai assurdo cambio d'umore di lui. Le era parso che tutto fosse andato per il meglio, lui aveva risposto in modo positivo ai suoi ammiccamenti, era stato gentile, l'aveva invitata da lui, avevano bevuto e mangiato qualcosa e poi trascorso un dopo cena intenso ed estremamente piccante. Ed ora perchè questo? Perchè la scacciava in quel modo?
“Non mi hai sentito per caso? O forse non sono stato sufficientemente chiaro?” tuonò l'uomo voltando appena il viso verso di lei “Ti ho detto d'andartene e la mia non è una richiesta, è un ordine!”
Sempre più incredula la donna strabuzzò gli occhi, poi anziché ubbidire passò direttamente all'attacco.
“Ma perchè? Prima spiegami perchè? Che cos'ho fatto?” dall'essere esterefatta ormai era passata di netto a un sentimento di rabbia crescente.
“Non ti devo spiegazioni.” Alexis dal canto suo era irremovibile.
“Non mi devi spiegazioni?” gli fece eco lei indignata “Ho dormito con te e non mi devi spiegazioni? Sei pazzo o cosa?”
“Sei una strega vero?” chiese lui d'improvviso senza che la cosa avesse apparentemente una conessione con quanto stava accadendo.
“Certo che lo sono!” annuì furiosa la ragazza ed era talmente arrabbiata che nel farsi avanti incespicò nel lungo scampolo di stoffa che copriva le sue nudità “Ma mi spieghi questo cosa diavolo c'entra? Se ero babbana cambiava qualcosa per caso?”
“Se fossi stata una babbana saresti già morta.” disse l'altro con noncuranza “Non avrei mai giaciuto con te e t'avrei uccisa senza neppure darti il tempo di renderti conto di quello che ti stava succedendo.”
“Ma cosa... cosa...” la giovane scosse il capo, interdetta, le labbra dischiuse tremavano appena “Cosa c'entra questo? Cosa ha a che fare col fatto che vuoi che me ne vada?”
“Dannazione donna, quanto accidenti parli” sbottò irritato il Mangiamorte “Ringrazia che sei viva e togliti dalle scatole.”
“No, io non me ne vado.” insistè l'altra rimanendo ben ferma nella sua posizione.
“Vai via... o giuro che se non lo fai sulle tue gambe, ti butto fuori di peso...” soffiò Alexis ormai prossimo a perder le staffe ma la ragazza non si mosse d'un millimetro.
A questo punto l'uomo, esausto ed esasperato dall'insistenza di lei, si girò di scatto. La sua figura alta e snella si stagliava contro il buio alle sue spalle mentre il bagliore latteo della luna faceva scintillare d'argento i suoi contorni. I lunghi capelli biondi ricadevano morbidi lungo schiena e la fresca brezza notturna li scompigliava leggermente dando, da quall'angolazione scura, l'impressione che anziché uomo fosse un drago marino appena uscito dalle profonde acque di un lago scosso dalla tempesta. Senza parlare afferrò gli abiti della ragazza, si avvicinò a lei e glieli gettò.
“Vattene.” le intimò per l'ennesima volta “Sono stufo di ripetertelo... la prossima volta non parlerò, agirò e basta.”
“E' una minaccia?” domandò la donna incrociando le braccia e alzando il mento in segno di sfida.
“E' un avvertimento...” sibilò l'altro in risposta.
“Bene” esordì lei chinandosi e afferrando gli abiti che il Mangiamorte le aveva tirato poco prima “Vorrà dire che andrò da Yvel... sono certa che sarà mille volte più uomo di te!”
A sentir quest'ultima affermazione Alexis rise, e rise davvero di gusto. La giovane probabilmente aveva creduto di poter trarre vantaggio dall'antagonismo che c'era tra i due fratelli instillando in quello che lei desiderava il seme della gelosia. Ma purtroppo per lei aveva fatto leva sul fratello sbagliato, e per giunta nel modo peggiore.
“Yvel eh?” ghignò il biondo “Dio santo, voi donne siete proprio stupide... e non è una leggenda metropolitana, lo siete sul serio!”
L'altra offesa per lo sberleffo ricevuto, s'adirò ancora di più e si mise a urlare. “Stupida? Così io sarei stupida? Oh, lo sono di certo se perdo tempo con uno zotico idiota come te!”
Alexis rise ancora “Hai cercato di farmi ingelosire...”
“E con questo?”
“Sei appena stata con me e dopo nemmeno venti minuti mi vieni a dire che vai da Yvel... quanto credi che possa ritenerti seria eh?” ma prima che la giovane potesse ribattere, lui riprese quanto stava dicendo e lo fece con un tono diverso, non più divertito, bensì freddo, distaccato “Quanto credi possa interessarmi una con cui riesco a fare subito tutto quello che voglio? Una che si dà al primo che arriva senza riserve...”
La ragazza cercò in tutti i modi di trattenere le lacrime ma le cose che lui le aveva detto erano davvero troppo dure, troppo cattive e i suoi occhi, nonostante lo sforzo, si fecero ben presto lucidi.
“Oh, non provarci neppure!” puntualizzò Alexis accorgendosi, alzò un braccio a indicare il volto di lei “Questa è un'altra cosa che con me non funziona, dimostra solo che sei una donna debole.”
“Cosa stai stringendo in mano?” chiese d'un tratto la giovane, la cui attenzione venne distolta dalla mano di lui stretta a pugno.
“Non è cosa che ti riguardi!” ribattè lui deciso scostando il braccio mentre lei cercava d'afferrarglielo.
“Dammelo!” ordinò lei, senza pensare che la sua era davvero una richiesta tanto inopportuna quanto sciocca. Era solo il piacere di una notte per lui, non la compagna di vita, e simili intime prerogative non le spettavano di certo. Alexis, infatti, per tutta risposta gettò il suo piccolo tesoro per terra, poi allontanò da sé la giovane con un gesto secco e senza troppi complimenti.
“Vattene” insistè per l'ennesima volta “Se mi ripeto ancora, finisce davvero male per te stanotte...” la sua voce era divenuta suadente, ma lo sguardo mefitico tradiva le sue vere intenzioni.
Così quando lei, nuovamente non accennò a lasciare la stanza, lui, senza smettere di sorridere in quel suo modo così accattivante e sinistro, le si avvicinò, tanto da sfiorarle le guance con le labbra, tanto da poter sentire il suo respiro caldo battergli sul collo. Lasciò che le sue mani le scivolassero languide sul corpo, e credendo che lui avesse cambiato idea, si lasciò stringere e prendere in braccio senza opporre alcune resistenza. Ma il Mangiamorte aveva ben altro in mente che riprendere quanto avevano fatto prima che lui s'alzasse dal letto, e nonostante lei gemesse sommessamente per il contatto e lo baciasse con dolcezza, lui, anziché recarsi al suo talamo, si diresse verso la porta. Sempre ignorando i veri propositi dell'uomo, la ragazza non s'accorse minimamente di quanto stava per succedere per cui, quando lui la depositò rudemente fuori dell'usciò tirandole appresso i suoi indumenti, lei si ritrovò a rovinare al suolo senza neppure rendersene conto. A nulla servirono imprecazioni, calci e urla contro il battente chiuso perchè Alexis, non solo aveva bloccato ben bene con un incantesimo la serratura, ma se n'era pure andato, smaterializzandosi nel nulla dopo aver raccolto e ripreso ciò che gli era tanto caro e che prima, per forza maggiore, aveva dovuto allontanare da sé.


ESTRATTO I 
- YVEL -

L'uomo si girò piano nel letto ignorando del tutto la donna che, distesa accanto a lui, cercava in ogni modo di attrarre la sua attenzione. Non era la prima volta che dormivano insieme ma quella notte Yvel era più strano e scontroso del solito. Sembrava infatti che non gradisse d'esser toccato e che rifuggisse ogni tipo di contatto. S'era voltato di spalle per dissauderla, ma quando lei, sempre più intraprendente, lasciò scendere le mani dal petto all'inguine, lui sbottò scansandola bruscamente con un movimento rapido e decisamente poco delicato del braccio.
E mollami, dannazione!” sibilò infastidito.
Ma che ti prende?” chiese lei, che s'era ritirata di scatto, spaventata e disorientata per l'improvvisa reazione violenta, e inopportuna, di lui.
Non ho voglia, lasciami in pace” rispose rimanendo voltato “Anzi, fammi la cortesia, vattene proprio” soggiunse dopo qualche secondo ripensandoci.
Yvel...” sospirò la ragazza tirandosi le lenzuola fin sotto il mento “Non puoi far così ogni volta... pima mi cerchi poi mi respingi... stò iniziando seriamente a stancarmi di questi tuoi continui cambi d'umore.”
Non mi va di fare conversazione, non mi va di ripetermi altre mille volte. Vattene e togliti dai piedi.” ribattè infastidito.
“Non sono un oggetto” protestò la donna “Non puoi decidere di prendermi quando meglio t'aggrada e poi buttarmi quando non ti va più.”
Il Mangiamorte, seccato, si limitò a sbuffare sonoramente, continuava a darle le spalle e pareva ben deciso a non girarsi.
E' per lei vero? Continui a pensare a lei... mi desideri perchè le assomiglio, o forse perchè te la ricordo solamente, poi t'accorgi che non sono lei e mi mandi via...” il tono della donna inizialmente comprensivo e a tratti dolce s'era fatto duro e freddo. Per quanto lo biasimasse, il fatto che tra loro ci fosse sempre e comunque l'ombra di Elinor, lei proprio non riusciva più a tollerarlo. O almeno era questo che voleva fargli credere.
Va al diavolo!” imprecò l'altro per tutta risposta “Non sei neppure degna di nominarla, la mia Elinor”
La giovane rise. Avrebbe voluto che questo apparisse come un gesto disinvolto, carico di sarcasmo, e che sottolineasse quanto poco la cosa la toccasse, ma purtroppo la sua risata risuonò stridula e nervosa mettendo in evidenza quanto in realtà fosse tesa e quanto il discorso la disturbasse. Ma non si tirò indietro e, senza rifletterci troppo, affrontò la discussione, che lei stessa aveva innescato, di petto.
La tua Elinor?” gli fece eco ironicamente, o almeno così sperò che sembrasse “Non è mai stata tua, non c'è stato mai nulla fra voi”
Le parole arrivarono a Yvel come pugnalate a sangue freddo, all'udirle si tirò indietro come fosse stato colpito e scottatto da brace rovente, poi s'alzò allontanandosi di più da quella che, per lui, poteva definirsi più una vecchia amica che una vera e propria compagna. S'erano conosciuti quando Elinor era ancora viva, e Cosette, francese anch'ella d'origini, era la sua dama di compagnia, la sua ancella, la sua confidente. E fu anche quella che probabilmente ne causò la prematura dipartita, solo che lui non lo sapeva e lei stava ben attenta a non farne mai parola. Alexis invece lo sospettava, l'aveva affrontata, ma la cosa era servita a poco dati i rapporti decisamente poco felici che correvano tra i due fratelli. Ovviamente, per quanto Alexis avesse insistito, Yvel non gli aveva mai creduto. Elinor era morta precipitando dalla finestra della sua stanza e per quel che ne sapeva lui, anzi per quel che Yvel voleva credere, era stato Alexis ad ucciderla, a gettarla di sotto. Ed Elinor era la seconda donna che lui vedeva morire, la seconda donna che gli veniva strappata di mano e che lui non era riuscito nè a proteggere né a salvare. La prima fu sua madre, lapidata dalla gente del villaggio in cui vivevano. Buona d'animo com'era, aveva tentato d'aiutarli, di metterli in guardia, e loro l'avevano ripagata così, uccidendola a sassate. Aveva pronosticato loro un'imminete tragedia, ma questi, gretti e bigotti, non le avevano creduto e quando veramente i corpi di due bambini vennero rinvenuti privi di vita lungo le sponde del fiume, lei ne fu ritenuta responsabile. E Yvel, quando ciò accadde era troppo piccolo, non aveva né le forze nè le capacità per intervenire in difesa della madre e suo padre non c'era, non era lì con loro e non li avrebbe aiutati neppure quella volta. Da che era al mondo, per Yvel era sempre stato così. Suo padre fu per lui una figura inesistente, aveva messo incinta sua madre e se ne era andato, poi s'era fatto un'altra famiglia, o meglio, aveva sedotto un'altra donna da cui aveva avuto un'altro figlio, Alexis, e subito dopo aveva abbandonato anche lei.

Il tuo è ed è stato un amore a senso unico, lei non ti voleva, non ti ha mai voluto e lo sai benissimo!” riprese la ragazza imperterrita.
Sta zitta...” la voce di lui uscì roca, spezzata.
E insisti! Tu hai un'idea totalmente distorta di Elinor, non era affatto quella che tu credevi!”
Smettila, non sai quello che stai dicendo... non infangare il suo nome” la rabbia che stava rapidamente crescendo in lui era sul punto di prendere il sopravvento. Cosette stava giocando col fuoco, lo sapeva e la cosa la divertiva. Ormai lo conosceva piuttosto bene ed era ben conscia di quanto in là potesse spingersi prima che lui perdesse del tutto il controllo di sé.
Si che lo so, io la conoscevo bene invece, si confidava con me e non era di te che mi parlava, non c'eri tu nei suoi pensieri! Non era te che bramava, non era te che cercava! Era Alexis, lei ha sempre voluto solo ed esclusivamente lui!” continuò ignorando le parole di Yvel.
Basta...” il tono s'era abbassato notevolmente, non sembrava neppure più umano, ma più simile al soffio di un drago furioso “Non voglio sentire” e a sottolineare quanto aveva appena detto abbattè con foga un pugno contro l'anta dell'armadio di fronte a lui, sfondandola.
No, accidenti, aprile queste dannate orecchie!” Cosette urlava mentre lui ora parzialmente di lato rispetto a lei, stringeva convulsamente un pugno mentre l'altro braccio, teso, affondava sanguinante tra le schegge di legno ”Perchè tu non sai nulla di lei, l'hai sempre idolatrata credendola una santa, la purezza fatta donna, ma non era innocente, non lo era affatto!”
Falla finita maledizione ... non parlare di lei in questo modo, non azzardarti...” e anche l'altro pugno andò a infrangersi nel malcapitato mobile, ora quasi completamente a pezzi.
No, non la faccio finita! Tu piuttosto vedi di darci un taglio con questa lagna! Lei era gentile con te solo perchè le facevi comodo, eri solo un modo per avvicinarsi ad Alexis! Lei sapeva perfettamente quello che provavi, ma non gliene fregava nulla, ti compativa probabilmente, ma poiché le tornavi parecchio utile, stava al gioco!” la giovane ormai era un fiume in piena e investiva Yvel senza pietà “Possibile che non ci arrivi? Possibile che non l'hai mai capito? O semplicemente ti fa più comodo il contrario? Una misera vittoria immaginaria contro Alexis...”
L'uomo stavolta non rispose, teneva il busto leggermente piegato in avanti, rititrò i pugni dalle assi di legno spezzate, li strinse ancora, e ignorando il dolore e le ferite si scagliò nuovamente contro il povero armadio, distruggendolo del tutto. Neppure s'era reso conto d'averlo raso al suolo, respirava affannosamente e tremava, e le vene sul collo e sulle tempie erano così in rilievo da far temere che potessero esplodere da un momento all'altro. La mandibola serrata e le labbra parzialmente arricciate infine gli conferivano l'aspetto di una belva feroce, pronta ad attaccare.
Mentre tu la cantavi e la desideravi” insistè senza badare all'ira che sempre più rapidamente prendeva possesso dll'uomo “Lei se la spassava allegramente con tuo fratello! Quella notte era andata da lui per quello ed è morta solo perchè i loro giochini s'erano spinti troppo oltre! Era una donna disgustosa, dissolut...”
Fu troppo. Questa volta, sembrava, che avesse davvero esagerato. Cosette non ebbe neppure il tempo di terminare la frase, nella frazione di un secondo Yvel le fu addosso.
Taci maledetta!” sibilò “O giuro che t'uccido senza pensarci due volte” era sopra di lei, le mani avvolte a mò di avvertimento intorno al candido collo della ragazza, la bocca a un centimetro dalla sua. Ma Cosette, tutt'altro che spaventata, sogghignò.
Mi uccidi? E con cosa? Sei nudo come un verme e la tua bacchetta è ben riposta nel fodero sotto al mantello”
Mi bastano le mani per farti tacere una volta per tutte, dannata sgualdrina!” e così dicendo strinse più forte, e lei, anziché divincolarsi gemette e si inarcò sotto di lui, come se la cosa le provocasse un enorme piacere. Al chè Yvel, se in un primo momento fu tentato di farla fuori davvero a mani nude, a quel modo di lei di rispondere alla violenza che lui le stava infliggendo, s'allontano bruscamente.
Ringrazia che sei una strega...” fu tutto quello che riuscì a dire tirandosi indietro.
Perchè, se ero babbana avresti stretto di più?”
No... t'avrei ammazzata nel momento stesso in cui t'avevo vista la prima volta”
Buffo, Alexis ha risposto più o meno la stessa cosa...” osservò curiosa la donna.
Alexis?” Yvel pareva confuso “Lui uccide per diletto, io per vendetta, dovresti saperlo... cosa c'entra questo con...” s'interruppe e tutto gli fu improvvisamente chiaro, o almeno così lui credeva “Sei andata con lui?”
Ovvio che no, avrei voluto in realtà...” sorrise maliziosamente “Ma lui m'ha respinta. A quanto pare anche lui è ancora tormentato dal fantasma di Elinor... doveva saperci proprio fare se il Re dei Ghiacci in persona ce l'ha ancora in testa dopo tutto questo tempo...”
Lui non c'entra nulla con lei” ribatte acido Yvel.
Se proprio cocciuto eh? Proprio non vuoi capire che erano amanti...”
Nuovamente lui le fu sopra “NON-E'-VERO” urlò carico d'odio.
Lo erano eccome invece, e lei doveva essere proprio in gamba a letto se lui, a distanza di anni, a stento si lascia toccare da altre donne. Lo conosci no? E sai bene com'è con le donne...”
Vuoi proprio morire stanotte...” mormorò afferrandola per i capelli mentre l'altra mano di nuovo le prese la gola, ma questa volta senza stringere. Cosette però non riuscì a trattenere un gridolino di dolore, ma sorrise, sorrise anche se lui le stava facendo visibilmente male.
e' te che voglio, e se non posso andrò a consolarmi con tuo fratello...” soffiò con un filo di voce.
Non andrai... ti ha respinta una volta, lo farà ancora...”
Oh, vorresti davvero che lo facesse eh? Ma sai bene che prima o poi lui... lui deve averle tutte, è fatto così no?”
Tu no, non andrai, non ti avrà...” la presa di lui s'allentò.
E se mi avesse già avuta?” lo provocò
Allora stanotte avrai ben chiara, ancora una volta, la differenza che c'è tra me e lui...”
Non mi pare tu stia facendo molto per mostrarmela, questa differenza...” fece per alzarsi ma il bacio di Yvel la bloccò prima che lei potesse fare alcunchè. Soddisfatta, si lasciò placidamente travolgere dagli attacchi di passione rabbiosa e fremente di lui che, tutt'altro che contento, la prese con foga e senza riguardo. Non era amore quello di Yvel ovviamente, ma a lei andava bene lo stesso.

E così Cosette riuscì nel suo perfido e alquanto strano intento. Sapeva benissimo come muoversi con Yvel, sapeva esattamente come prenderlo, come farlo suo. L'unico modo per far sì che lui si lasciasse andare e si desse a lei senza remore, era quello di farlo prima arrabbiare, portandolo quasi al limite, e poi ingelosire, una tattica che aveva sperimentato anche con Alexis e che invece si rivelò tutt'altro che fruttuosa poiché quest'ultimo, senza troppe cerimonie, l'aveva buttata fuori della porta. Letteralmente.

Yvel e Alexis due fratelli fisicamente molto diversi e diametralmente opposti come carattere. Impulsivo e iroso il primo, freddo e distaccato il secondo. Stesso padre, madri differenti. Generosa e di buon cuore quella di Yvel, superba e calcolatrice quella di Alexis. Entrambi avevano preso buona parte di sé stessi dalle rispettive madri, sia nell'aspetto sia nel modo di porsi. Del padre invece avevano preso solo gli occhi chiari, profondi e seducenti. La discendenza magica era propria di tutti e due, da secoli, sia da parte di madre sia da parte di padre. L'essere Mangiamorte, poi, si radicò in loro per motivi, ancora una volta, diversi. Quello che invece provocò in loro un profondo cambiamento, fu una causa comune, e si manifestò migliorandone uno e peggiorando radicalmente l'altro. Se Yvel, infatti, era divenuto un Mangiamorte lo doveva esclusivamente alle tristi vicessitudini della sua infanzia e successivamente della sua adoloscenza. Gli avvenimenti crudeli che si erano susseguiti negli anni, l'avevano man mano trascinato in un baratro di disperazione e solitudine, trasformando lentamente un uomo buono in un essere vuoto guidato solo da sentimenti d'odio e di rancore, un uomo rabbioso, assetato di vendetta e in costante lotta col mondo. Alexis, pur essendo anche lui totalmente privo e incapace di sentimenti positivi, era di tutt'altra pasta, o comunque mostrava il suo disgusto per gli esseri umani in modo differente, meno impetuoso e più sottile. Aristocratico di nascita, aveva sempre vissuto negli agi e nelle ricchezze, non aveva mai faticato e, in un modo o nell'altro, aveva sempre ottenuto ciò che voleva. Vanesio, capriccioso, altezzoso e incredibilmente arrogante, si è sempre ritenuto un gradino sopra gli altri comportandosi spesso male, usando la gente per i suoi scopi e infischiandosene completamente della sensibilità altrui. Alexis quindi Mangiamorte lui lo divenne più che altro per sfizio, per la semplice senzazione di potere e superiorità che la cosa suscitava in quelli che lui riteneva inferiori e per l'ebbrezza che gli procurava uccidere chi lo intralciava o chi semplicemente non gradiva. Yvel al contrario non nacque da una ricca ereditiera bulgara, ma da una donna francese d'umilissime origini e crebbe in un piccolo villaggio, di quelli all'antica dove la gente è bigotta e pettegola, dove le leggende e le credenze popolari hanno sempre la meglio sul buonsenso, dove se sei diverso sei malvisto, e se sei impopolare autimanticamente divieni la causa di ogni male possibile. E così fu per lui e per sua madre che pagò con la vita la sua eccessiva prodigalità verso il prossimo ignorante e ingrato. Ma fu la morte di Elinor a dare a Yvel il colpo di grazia e a segnare definifinitivamente il suo inadirimento interiore. E la stessa cosa accadde ad Alexis; se nel fratello però l'animo subì un declino così netto da estremizzarne gli impulsi e gli scatti d'ira, in lui mutò drasticamente, rendendolo del tutto impassibile, indifferente e insensibile, più introiverso e decisamente meno incline di Yvel a farsi dominare dalle emozioni. Ed è proprio in questo che consiste la loro diversità: puro istinto Yvel, completamente razionale Alexis.